La carenza idrica che attanaglia l’intera provincia di Verona è un argomento di sempre più pressante attualità. Precipitazioni scarse, falde ridotte al minimo e temperature record stanno mettendo a dura prova la rete del territorio, con acquedotti in sofferenza e canali irrigui con portate ridotte al minimo.
In questo contesto, che già dalle ultime settimane di giugno ha fatto presagire l’arrivo di una stagione irrigua molto difficile, incombe un ulteriore spettro: quello del fermo del canale LEB, gestito dall’omonimo Consorzio, che porta acqua ad una superficie coltivata che supera i 349.000 ettari, buona parte dei quali ubicati nel basso veronese, nei comuni di Legnago, Minerbe, Bonavigo, Bevilacqua, Boschi Sant’Anna, Terrazzo, Nogara, Villabartolomea. Il canale, inoltre, serve una parte rilevante del settore primario delle province di Vicenza e Padova.

Ma non è tutto, infatti l’opera idraulica svolge anche una importante funzione di supporto in favore della rete idraulica secondaria nei comuni di Angiari, Cerea, Casaleone, sino a Bovolone, contribuendo anche alla vivificazione (l’apporto di acqua per diluire gli agenti inquinanti) del Fratta nel territorio di Cologna Veneta.
Il motivo del fermo è presto detto: i lavori programmati dal gruppo ENEL sulla centrale elettrica di Zevio, le cui acque, dopo aver contribuito alla creazione di energia, alimentano il canale LEB a scopo irriguo.
E proprio allo scopo di eseguire queste lavorazioni, il gruppo energetico ha comunicato alla Regione la necessità di interrompere totalmente il flusso d’acqua verso la centrale, con la conseguente messa a secco del canale.
“In termini pratici, quindi, questo significa la totale interruzione degli approvvigionamenti d’acqua a uso agricolo per una parte consistente del basso veronese, del vicentino e del padovano, già a partire dal mese di settembre 2026, a stagione irrigua ancora aperta, con le aziende agricole ancora nel pieno della propria attività”, commenta il consigliere regionale Matteo Pressi, capogruppo della Lista Stefani a Palazzo Ferro-Fini.
Una situazione che rischia di pregiudicare la capacità produttiva del comparto agricolo della zona sud della provincia di Verona e non solo, la quale contribuisce in maniera determinate alla creazione del PIL del settore primario provinciale e regionale.
Per questo, il Consiglio regionale del Veneto ha deciso di accendere un faro sul problema. Sul punto, infatti, è stata presentata dal consigliere Matteo Pressi la risoluzione consigliare n. 33, dal titolo “Tutela della funzionalità del canale lessinio euganeo berico (LEB), delle aziende agricole da esso servite e dell’ecosistema vivificato mediante tale infrastruttura”.
Il testo mira a formalizzare la posizione dell’Assemblea legislativa regionale in merito alla questione, chiedendo al gruppo ENEL di avviare i lavori, che come ricordato comportano la messa a secco del canale LEB, solo una volta terminata la stagione irrigua, e quindi ad ottobre inoltrato.
“In questo modo, le attività agricole del settore primario sarebbero salvaguardate, in particolare i secondi e terzi raccolti e le produzioni in serra”, argomenta Pressi.
Un intervento, quello del Consiglio regionale, che si è reso necessario a seguito della mancata adesione da parte di ENEL alla richiesta di rinvio dei lavori formalizzata dal Consorzio LEB e dalle associazioni di categoria.
“Enel è un grande gruppo multinazionale ha mille possibilità, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista ingegneristico, di programmare ed eseguire i propri interventi senza compromettere i raccolti. Al contrario, gli agricoltori sono vincolati ai tempi della natura e non possono scegliere quando sospendere le proprie attività”, evidenzia Pressi, secondo il quale “è doveroso che Enel ci ripensi, coniugando le proprie attività con le esigenze del settore primario, su questo chiederò al Consiglio regionale di essere compatto”